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Elementi etici e deontologici per lo Psicologo Penitenziario

PSICOLOGO PENITENZIARIO

Considerazioni e contributi per l’operatività professionale

Approvate dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi in data 25/10/05.

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A partire dal 1975, con la riforma dell'Ordinamento Penitenziario, si è avuto un veloce sviluppo della pratica della Psicologia in ambito penitenziario. Tale sviluppo ha determinato la necessità di interrogarsi sul rispetto dei principi etici e deontologici dello Psicologo, in particolare di come questi principi si declinino durante l'esecuzione della pena, se introducano nuove e differenti questioni etiche, se i principi e gli standard etici attuali, così come formulati nel Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, nel meta-Codice europeo e nelle “raccomandazioni per una pratica etica nei contesti legali” emanati dall’EFPA, siano appropriati nella valutazione etica del comportamento degli Psicologi.

Le questioni aperte sono solo in parte comuni alla Psicologia Giuridica ed agli altri operatori penitenziari. Nella maggior parte dei casi i dilemmi eticiinvestono lo Psicologo penitenziario con una maggiore intensità e con ulteriori elementi di criticità. Si tratta di una area disciplinare dove spesso si corre il rischio di mettere in atto comportamenti inadeguati, che possono sfociare anche in veri e propri atti contrari all'etica professionale. In via generale riteniamo che i principi deontologici fondamentali dello Psicologo italiano contemporaneo possano essere considerati i seguenti:

  • Rispetto di tutti i diritti fondamentali delle persone, come sancito sia dalla Costituzione italiana sia dalla “Dichiarazione universale dei diritti umani”.
  • Responsabilità individuale, professionale, sociale. - Integrità, onestà, e soprattutto lealtàa livello sia individuale sia professionale.
  • Autonomia ed identità professionale.
  • Competenza (intesa sia come consapevolezza tecnica sia come auto-consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti).
  • Promozione attiva del benessere individuale e sociale (tutto ciò a tutela complessiva dell’utente, del committente, del gruppo professionale e del singolo professionista).

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di esaminare l'applicazione dei principi deontologici in ambito penitenziario, nell’esecuzione penale esterna, nei tribunali di sorveglianza e nella giustizia minorile, al fine di evidenziarne le modalità attraverso le quali ognuno di essi possa essere non solo rispettato, ma soprattutto affermato e promosso. Si vuole così contribuire anche a migliorare la qualità dell'intervento psicologico fornito e, contestualmente, favorire il consolidamento della Psicologia penitenziaria come disciplina scientifica e pratica professionale.

Le indicazioni del documento sono dirette a tutti gli psicologi che operano in ambito penitenziario in modo continuativo o occasionale: consulenti in qualità di esperti ex art. 80 L. 354/75; di ruolo dell'Amministrazione Penitenziaria e della Giustizia Minorile; di altri servizi pubblici o privati. Esse non sono sostitutive delle norme del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani (C.D.P.I.), che lo Psicologo penitenziario è ovviamente tenuto ad osservare al di là della propria specialità.  

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